Tutto è iniziato con una Squier Classic Vibe ’60 del 2016. Comprata usata a 350€. Corpo in ontano, tastiera in vero palissandro indiano. Una di quelle chitarre che quando le prendi in mano senti che c’è potenziale, ma sai che per tirarlo fuori devi lavorarci sopra.
E io ci ho lavorato. Forse anche troppo.
Il progetto: Squier modificata da 350 € a 2600 €
L’idea era semplice: costruire una Stratocaster che suonasse come una Custom Shop da 3500€, partendo da una base economica ma solida. Ogni componente è stato scelto con cura, uno per uno, come si fa quando un progetto ti appassiona davvero.
Pickup Lollar Special Blonde. Se non li avete mai sentiti, immaginate il suono pulito di una Strat vintage anni ’60 con un corpo in più. Sono bobbinati a mano in America, hanno quella dinamica che ti fa venire voglia di suonare un accordo e lasciarlo vibrare fino a che non si spegne da solo. Li ho scelti per la loro trasparenza: non colorano il suono, lo esaltano. Con un buon amplificatore, senti ogni minima sfumatura del tocco.
Elettronica Lorlar. Cablaggio pre-wired su battipenna, potenziometri da 250k con taper preciso e condensatori che non mangiano le frequenze. L’ho presa così, già montata, perché il cablaggio è una di quelle cose che se fai da solo rischi di rovinare settimane di lavoro su pickup perfetti. Meglio lasciarlo fare a chi lo fa di mestiere.
Meccaniche Gotoh autobloccanti. Qui non c’è molto da dire: funzionano. Monti la corda, tiri, e rimane lì. Niente giri inutili attorno all’alberino, niente corde che slittano durante un bending aggressivo. Le meccaniche autobloccanti sono una di quelle cose che una volta provate, non torni più indietro.
Battipenna Fender originale green mint. Esteticamente è il dettaglio che fa la differenza. Il verde menta su un corpo bianco o sunburst è uno degli abbinamenti più belli che la Fender abbia mai prodotto.
E il pezzo forte: un ponte MayTrem fatto a mano in Svizzera, quasi 800€ con la dogana. Un capolavoro di ingegneria, con regolazioni indipendenti per ogni corda, possibilità di B-bending, configurazioni che farebbero impazzire un chitarrista tecnico per mesi.
Peccato che io non sia quel chitarrista lì.
Il problema
Il MayTrem è un ponte geniale — per chi ha tempo da dedicargli. Ogni corda è configurabile in modo indipendente. Puoi decidere quale nota sale con la leva, quale scende, quale rimane ferma. Puoi ottenere effetti che su un ponte normale sono impossibili.
Ma io suono live. Suono in studio. Registro, provo, arrangio. E quando sei sul palco e devi cambiare una corda in fretta, non hai tempo di ricordarti in quale foro va infilata. Quando il foro è più piccolo del pallino della corda che hai comprato, ti fermi e bestemmi. Quando la leva non ha quella fluidità naturale a cui sei abituato, ti chiedi se ne vale davvero la pena.
E dopo mesi di tentativi, la risposta è arrivata: no, non ne valeva la pena. Per me.
Così ho fatto quello che ogni chitarrista con un minimo di dignità farebbe: ho chiamato Fabio Cotta, il mio liutaio di Roma, e ho detto “smonta tutto”.
La soluzione: ponte Vegatrem VT-1
Se il MayTrem è un orologio svizzero, il Vegatrem è un coltellino svizzero. Più semplice, più pratico, più immediato.
Il Vegatrem VT-1 è un ponte progettato per entrare nella sede originale Fender. Non devi forare il corpo o devi mettere spessori. Non devi fare modifiche permanenti alla chitarra. Lo monti, lo setti, e funziona.
Fabio ha iniziato smontando il manico. Sotto c’era uno spessore da 7mm che avevo inserito per far spazio alle molle del MayTrem. Fabio l’ha guardato, scosso la testa, e ha detto una cosa che mi è rimasta impressa: “Ogni millimetro di spessore tra corpo e manico è un millimetro di suono che perdi.”
Lo spessore è volato via. Poi ha otturato i cinque fori lasciati dal vecchio ponte con bastoncini di legno e colla. Li ha lasciati asciugare, ha lisciato la superficie, e ha montato il Vegatrem. Stesse viti, stessa posizione. Come se fosse stato lì dall’inizio.
Poi il primo intoppo. Fabio monta le molle medie della confezione. Prova la tensione. Scuote la testa. “Non vanno.” Le cambia. Le riprova. Ancora niente. Io lo guardo, lui guarda la chitarra, e per un attimo nessuno dei due parla. Alla terza combinazione, il meccanismo si assesta con un clic secco. Fabio tira la leva, la corda sale di un tono, torna giù, centrata perfetta.
“Ecco,” dice. “Ora sì.”
Il Setup della Squier modificata
Due ore di setup millimetrico: ogni sella regolata, ogni intonazione verificata, ogni molla bilanciata. Alla fine Fabio si è girato, ha preso la chitarra, e mi ha detto: “Provala.”
Valore attuale della chitarra? Tolte le spese e il ponte precedente, circa 1600€. Mille euro in meno. Una perdita secca che farebbe piangere qualsiasi investitore.
Ma non è un investimento. È una chitarra.
L’ho suonata più negli ultimi due mesi che nei sei precedenti. Perché finalmente il ponte risponde come voglio io e il suono dei Lollar passa attraverso un cablaggio pulito andando dritto all’amplificatore senza perdite. Perché quando la prendo in mano, non ho voglia di rimetterla giù.
E se il valore di una chitarra si misurasse in minuti passati a suonarla, invece che in euro spesi per comprarla?
Il futuro della Squier Modificata
Il MayTrem l’ho messo in vendita (se ti interessa scrivimi). Qualcuno che ha il tempo e la pazienza di sfruttarlo ne farà un capolavoro.
Io continuo con la mia Squier da 2600€ — che vale 1600€, ma suona come una Custom Shop da 3500€ e non la venderei per niente al mondo.
E nei prossimi giorni mi arriva una Squier Deluxe da 22 tasti. Ho già in mente qualche idea…
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Alessandro